IPAZIA: Donna, rivoluzionaria, contro corrente, fuori dagli schemi


Chi è Ipazia?

L' 8 marzo in tutto il mondo è la giornata internazionale della donna e la scelta di questa data non è casuale, come molti e molte ancora pensano, la memoria di qualche eccidio collettivo femminile, ma il frutto di una serie di eventi di lotta ravvicinati tutti mirati per l'ottenimento del diritto al voto alle donne e al miglioramento delle loro condizioni di lavoro. Fu grazie a quei moti che nel 1917 cominciò la cosiddetta rivoluzione russa di febbraio, perché la protesta delle donne ha sempre accompagnato in modo decisivo i grandi cambiamenti della storia. Però c'è una coincidenza molto antica che regala a quella data un significato di memoria più profondo ancora, quasi profetico.

8 marzo del 415 d.C un lunedì di Quaresima, è anche il giorno selvaggio assassinio della donna più saggia e istruita del mondo ellenico. [...] La donna fuori dagli schemi di oggi è Ipazia d'Alessandria. [...]

Non sappiamo determinare la sua nascita data la scarsità di informazioni (355-370 d.C), ma sappiamo molto bene da chi discendeva; suo padre era Teone noto filosofo che insegnava astronomia e matematica ad Alessandria d'Egitto.

Benché le regole verso le donne erano molto rigide e restrittive, Teone sostiene e incoraggia il percorso di studi di Ipazia, ne fa una sua allieva e sin da giovanissima, gli da l'incarico di visionare i suoi scritti. A differenza di molti contributi femminili alla ricerca scientifica, che ancora nel Novecento vengono misconosciuti o mistificati in nome di mariti o mentori vari che se li intestavano, il contributo di Ipazia agli studi di Teone, viene rivendicato da lui medesimo e al margine del suo commento al "Sistema matematico di Tolomeo" scriverà: "Questa edizione è stata controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia". Si tratta del volume che contiene la teoria astronomica geocentrica destinata a durare fino a Copernico.


In astronomia Ipazia finisce, infatti, per superare il suo stesso padre e maestro, all'insegnamento delle scienze esatte giungerà a quello della filosofia commentando Platone, Aristotele, i filosofi maggiori e alla fine succederà al padre come capo della scuola alessandrina.

La scuola fa riferimento al museo d'Alessandria fondato settecento anni prima da Tolomeo I generale di Alessandro Magno e primo re dell'Egitto ellenistico, è un centro di studi dedicato alle muse, alle divinità protettrici delle scienze e delle arti e ne fa parte anche la più celebre biblioteca dell'antichità.


Essere donna e governare un'eredità simbolicamente così ricca è una certificazione rivoluzionaria, senza precedenti e purtroppo senza successori per molti secoli ancora. [...]

Ipazia è filosofa, dunque, per capire cosa implicava dare a qualcuno o soprattutto a qualcuna il titolo di "filosofo" in quel contesto storico, occorre ricordare che la filosofia ellenicamente intesa era a tutti gli effetti un'onniscienza, la scienza di ogni cosa. Il filosofo era un intellettuale e uno scienziato a tutto tondo, che si occupava tanto di matematiche, quanto di speculazione sul mondo e sull'animo umano, di legge quanto di astronomia. Non esistevano ambiti esclusi dalla sua riflessione, perché le discipline - come noi oggi le intendiamo - non erano diventate ancora specialistiche. L'essere umano era considerato come unità: uno era il suo mondo e una l'intelligenza e, dunque, uno il sapere da investigare al suo riguardo, in tutta la sua complessità integrata.

Chi sapeva far di conto non poteva ignorare la profondità dell'animo e dei sentimenti, e chi speculava sull'universo e il suo significato non si sarebbe mai stato considerato un vero sapiente se avesse trascurato di studiare la geometria. Quello del mondo greco era un umanesimo per molti versi già compiuto e nel suo tentativo di tenere insieme tutta la complessità della conoscenza disponibile, rispettava in realtà la vocazione di quella che in realtà consideriamo la specie più evoluta, la nostra. In natura, infatti, solo gli insetti si specializzano.


Ipazia era, quindi, una donna sapiente nel senso più completo del termine, aveva la conoscenza, aveva la sapienza per usarla e per tutta la vita ebbe anche la libertà per farne uso applicandola e insegnandola. [...]

Purtroppo la realtà come la conoscenza è assai più complicata e la sventura di Ipazia fu quella di nascere in un momento in cui le tensioni sociali e politiche tra cultura classica e il cristianesimo in piena affermazione erano al culmine della loro violenza.

Dopo secoli di persecuzione, martiri e catacombe, nel 313 d.C l'editto dell'imperatore Costantino (272 d.C-337 d.C) fa uscire il Cristianesimo dalla clandestinità delle religioni perseguitate e nel 380 d.C Teodosio I (347 d.C-395 d.C) lo dichiarerà, addirittura, religione di stato. La saldatura tra potere politico e potere religioso, da la stura a qualcosa di oscuro e deforme. I cristiani per secoli perseguitati hanno una gran voglia di rivalsa vendicativa sul mondo pagano e soprattutto sui suoi capi saldi simbolici: la conoscenza speculativa e chi la detiene. Il filosofo greco è visto come un sommo sacerdote di una religione concorrente e questo è surreale, se si pensa che molti teologi cristiani sono nati come filosofi proprio nelle strutture di organizzazione del pensiero ellenico.


Sono anni di grandissime discussioni teologiche e la linea della vera fede non è sempre netta, essere considerati ortodossi o essere perseguitati come eretici dentro lo stesso cristianesimo, dipendeva dalla fazione che in quel momento era politicamente dominante.

Lo stesso Costantino morì seguendo l'eresia di Ario ed è poi la religione per cui, decreto di libertà religiosa o meno, il suo nome non figura dai santi venerati dalla Chiesa Apostolica nel "martirologium romanum". [...]


Ipazia in quegli anni è all'apice della sua carriera accademica chiamiamola così, ha molti discepoli ed è stimata da molti colleghi, una cosa non scontata nel contesto a sua volta misogino nella società greca, che comunque aveva fatto del ruolo femminile un'idea molto precisa e non era quella della maestra del sapere. Nel suo caso le qualità speculative erano, però, tali che si fu disposti a fare un'eccezione, anche perché il pericolo non veniva dalla concorrenza tra scuole di filosofia di derivazione greca, ma dalla arroganza monoteista cristiana, sempre più fanatica nel suddividere la società in santi e peccatori, tra seguaci della verità e diffusori di dottrine perseguitabili.

Dottrina, Ipazia, ne faceva molta, sebbene le sue opere non ci siano arrivate, probabilmente distrutte da chi voleva cancellarne ogni traccia, ne conosciamo però i titoli:

- COMMENTARIO ALL'ARITMETICA DI DIOFANTO,

- COMMENTARIO AL CANONE ASTRONOMICO,

- COMMENTARIO ALLE SEZIONI CONICHE DA APPOLLONIO PER GEO (considerata il suo capolavoro).


Avere discepoli era una cosa di grande prestigio nelle scuole filosofiche dei primi secoli, perché a certificare la tua formazione, non era il prestigio di una istituzione scolastica - come sarebbe oggi - ma il tuo maestro. E molti, moltissimi volevano potersi vantare di aver imparato la filosofia da Ipazia anche a costo di arrivare al suo cospetto da molto lontano. "Ipazia era giunta a tanta cultura - scrive Socrate Scolastico - da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo. (...)".


Il discepolo più illustre di Ipazia è Sinesio, che per assistere alle sue lezioni arrivava da Cirene. Filosofo, poeta e oratore, Sinesio, diventerà vescovo di Tolemaide cercando di operare una sintesi tra la dottrina cristiana e il pensiero filosofico neoplatonico e costruirà un astrolabio concepito sulla base di "quanto mi insegnò la mia versatissima maestra".

"Ipparco - spiega Sinesio - lo aveva intuito e fu il primo a occuparsene, ma noi se è lecito dirlo, lo abbiamo perfezionando (...)" .

Meravigliosa questa idea dell'allievo e della maestra che rendono migliore uno strumento che lo stesso grande Tolomeo aveva lasciato com'era. [...]

C'è qualcosa di mirabilmente equilibrato nel pensare che la donna uccisa dalla furia dei fanatici cristiani, stesse in realtà contribuendo a formare per il cristianesimo uno dei suoi vescovi più tolleranti, perché la conoscenza libera porta alla sintesi del "et-et", una cosa e anche l'altra, non all'eresia che è la religione del "aut-aut", dove chi resta escluso non ha più una strada possibile.

Il metodo di Ipazia è socratico, cioè tende a suggerire non una verità esterna che deve essere appresa e inculcata, ma un metodo di ricerca che porta l'allievo a giungere da solo alle conclusioni che gli sembrano più esatte. Il libero pensiero e la sua sola legge e la libertà di esercitarlo, la sua liturgia.


Come Socrate, Ipazia insegna per le strade e tra i suoi ammiratori si annovera anche il prefetto romano Oreste, che cerca spesso il suo consiglio nelle questioni di carattere pubblico. [...] La filosofia per Ipazia non è semplice erudizione, ma uno stile di vita, una costante e religiosa ricerca della verità. [...] (1)


Perché questo Blog ha preso spunto da questa figura storica ellenica?

Ci ho riflettuto molto allo stampo da dare a questo blog e ho scelto la figura storica di Ipazia d'Alessandria come filo conduttore che legasse a sé tutte le discipline che verranno inserite nella pagina. Una figura femminile forte e determinata, una erudita che conserva nella biblioteca diversi saperi che possono catturare l'attenzione del lettore che vorrà sostare all'interno di questo spazio virtuale. In qualche modo ho voluto far rivivere questa figura e sistemarla a capo, come lo era in passato della biblioteca alessandrina, del blog.

L'idea di fondo che ci accompagna è la stessa idea che aveva Ipazia "la conoscenza libera porta alla sintesi del "et-et", una cosa e anche l'altra, non all'eresia che è la religione del "aut-aut", dove chi resta escluso non ha più una strada possibile", quindi un punto di incontro che non esclude, ma include.

Leggendo e soprattutto ascoltando il podcast di "Morgana" creato da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (consiglio il vivo ascolto fino alla fine), mi ha convinta ancora di più a scegliere una donna, piuttosto che un titolo vuoto o acchiappa utenti, una donna che fece del Sapere l'unione che va oltre a tutte le differenze che unisce attraverso la cultura della conoscenza: studiosi e non, artisti, poeti e tutti coloro che hanno qualcosa da raccontare e condividere.


A questo punto avrei piacere di spiegare anche il significato simbolico del logo che ho disegnato:

È il volto stilizzato di Ipazia con i capelli scuri color del legno e tra i capelli troviamo una foglia, che appunto, rimanda al significato dell'albero, in particolare della quercia, fin da tempi remoti, è considerato sacro e oracolare. Sono molte, infatti, le popolazioni che nell’antichità veneravano questa particolare specie.

Inoltre in mezzo ai capelli troviamo delle parole in greco antico che per me hanno un significato profondo, quali:

-dal greco antico:ἀγάπη, agápē (in latino:caritas) significa amore disinteressato, fraterno, smisurato. Viene utilizzato nella teologia cristiana per indicare l'amore di Dio nei confronti dell'uomo.

-dal greco antico: ϕιλία un'altro significato dell'amore, inteso come filiazione. L'amore cha ha un padre per un figlio.

-[traslitt. del greco antico: ἔρως(-ωτος)]. –nome greco del dio dell’amore (che i Greci impersonarono in Eros, figlio di Afrodite), In psicanalisi, libido. In partic.,pulsioni (o istinti) dell’eros, le pulsioni di vita (sia quelle sessuali sia quelle di autoconservazione) viste in opposizione alle pulsioni (o istinti)di morte.

-(in greco antico: λόγος, lógos, corrispondente al latino verbume all'ebraico דבר davar), deriva dal greco λέγω (légο), che significa scegliere, raccontare, enumerare, parlare, pensare. I termini latini corrispondenti (ratio,oratio) si rifanno con il loro significato di calcolo, discorso al senso originario della parola che successivamente ha assunto nella lingua greca molteplici significati: «stima, studio (come suffisso), apprezzamento, relazione, legame, proporzione, misura, ragion d'essere, causa, spiegazione, frase, enunciato, definizione, argomento, ragionamento, ragione, disegno»

- [dal greco antico: πάϑος«sofferenza», der. del temaπαϑ- del verbo πάσχω«soffrire»]. Termine tecnico della retorica greca (di origine peripatetica) che indica l’insieme di passionalità, concitazione, grandezza proprio della tragedia.


A cura della dott.ssa Eleonora Montino




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