LA CHIMICA ARRUOLATA: Dualità dell’industria chimica e le conseguenze della Prima Guerra Mondiale

Aggiornato il: 9 ago 2020

La ‘reazione’ come strumento di produzione industriale

“QUALUNQUE TRASFORMAZIONE CHE MODIFICA LA COMPOSIZIONE DI UN CORPO È UNA REAZIONE CHIMICA. […] LA

RAGIONE FONDAMENTALE DEL SORGERE D’UNA INDUSTRIA CHIMICA, CARATTERIZZATA DALLA REAZIONE CHIMICA

COME ISTRUMENTO PRODUTTIVO STA APPUNTO NELLA DIFFERENZA D’UTILITÀ FRA ALCUNI COMPOSTI OD ELEMENTI

CHIMICI DI PARTENZA (DETTI ECONOMICAMENTE MATERIE PRIME) ED ALTRI COMPOSTI OD ELEMENTI CHIMICI D’ARRIVO

(BENI STRUMENTALI O DI CONSUMO).”(1)


Generalmente le reazioni chimiche si suddividono in quattro tipi:

1) reazione di combinazione, quando due o più elementi si associano tra loro per dare un composto (es.

A+B=AB),

2) reazione di decomposizione o dissociazione, quando il composto si scinde in varie parti che possono essere

o no elementi chimici (es. AB=AeB),

3) reazione di sostituzione quando un elemento ne sostituisce un altro in un composto (es. AB+C=AC+B)

4) quando due composti si scambiano tra loro i costituenti si ha una doppia composizione (es. AB+CD=AC+BD).

Queste reazioni vengono utilizzate principalmente nel ciclo produttivo industriale, talvolta singolarmente oppure a catena. Bisogna tenere sempre presente che la massa (o il peso delle sostanze prodotte in una reazione) è uguale al peso (o massa) dei reagenti; nelle loro combinazioni contengono sempre i loro rispettivi componenti in rapporto definito e costante. Quindi la reazione chimica, considerata come strumento produttivo, tende a ottenere accanto (all’elemento o composto chimico) per il quale la reazione viene provocata, altri elementi o composti chimici che possono essere utili al fine produttivo (si possono creare altri prodotti con gli “scarti”) oppure inutili o indifferenti. Come strumento produttivo, la reazione chimica fissa la propria impronta su tutta l’industria che di essa si serve; ad esempio in base alla domanda di mercato, l’industria investe in una reazione chimica che produce “A” ovvero il nostro prodotto finale, gli elementi o composti chimici “collaterali” che potrebbero uscire dalla reazione chimica che produce “A” potrebbero essere vari come: B, C, D, o E.

B, C, D o E possono essere indifferenti o dannosi, oppure essere utili associandoli ad altri elementi per creare altri prodotti industriali attraverso un altro processo chimico. Questo produce importanti ripercussioni sul ciclo produttivo che le imprese chimiche accolgono e di cui si servono: risvolti ricchi di conseguenze per la struttura stessa dell’industria.

Quindi si cerca sempre di creare una reazione che possa poi generare altri prodotti.

Immaginiamo ad esempio che si crei un prodotto per reazione dissociativa o scompositiva per ottenere il bene economico B, partendo da AB composto chimico, otterremo anche A. Se A è un bene economico invendibile, dovremmo aggiungere un processo di elaborazione il cui costo sia compensato dal prezzo di vendita oppure gettarlo (tenendo conto del rischio di inquinamento ambientale). I beni economici, ottenuti quindi collateralmente al prodotto principale, possono essere venduti dopo un ulteriore processo di elaborazione. Bisogna tenere sempre in considerazione il fatto che i “beni economici collaterali” possano venir gettati dopo ulteriori elaborazioni che ne neutralizzino gli effetti dannosi per l’ambiente. Pertanto accanto al ciclo di elaborazione di B (partendo sempre da AB), non tarda ad affiancarsi un altro ciclo di elaborazione a B, partendo ad esempio da A ad AC, ottenendo a sua volta come prodotto congiunto D, recettivo d’altre elaborazioni. Potenti fattori inducono le industrie chimiche ad incrementare la loro produzione ed ampliare la serie dei cicli d’elaborazione, tendendo ad assumere una formazione ad albero(2) non appena l’industria chimica diventa strumento produttivo attraverso le quattro principali reazioni descritte sopra. Va considerato che per le caratteristiche delle reazioni chimiche, gli stessi beni economici possono sorgere da cicli di elaborazione completamente diversi l’uno dall’altro. Questa singolarità troverà le sue più importanti conseguenze nella struttura e nel funzionamento del mercato dei prodotti chimici. Problemi riguardanti l’adattamento dell’offerta e della domanda, per quanto concerne a questi beni, o riguardanti la politica dei prezzi, organizzazione delle imprese in consorzi, cartelli e via dicendo non potranno essere discussi, se non tenendo in considerazione questa sua peculiarità del ramo dell’industria.

Un’altra conseguenza da prendere in esame dalla ramificazione del ciclo produttivo riguarda il comportamento di questo ramo in base al ciclo economico ovvero l'alternanza di fasi caratterizzate da una diversa intensità dell'attività economica di un paese o di un gruppo di paesi economicamente collegati, nonché in periodi di mutazioni dell’intera struttura sociale – politica che passa da un’economia di pace ad un’economia di guerra. Questo può far variare la domanda dei beni strumentali di consumo. Bisogna tenere presente un’altra possibile variabile del ciclo produttivo, ovvero quanto più un bene economico è specifico per un determinato impiego, tanto maggiore è il danno che l’industria produttrice subisce in subordinazione del restringimento o dello scomparire di questo sbocco. Come esito di queste conseguenze l’industria produttrice reagisce (dove sia necessario) allungando o diminuendo il ciclo produttivo ricercando altri sbocchi commerciali. Queste modificazioni della produzione non possono avvenire se non con l’investimento di nuovi capitali sull’industria, quindi il peso della situazione politica e sociale varia a seconda dei casi e a seconda del ramo dell’attività cui essa appartiene. Al contrario, se l’industria investe su una reazione chimica che genera un ventaglio di prodotti congiunti, sottoprodotti o scarti di lavorazione, può permettersi si spostare con una certa facilità l’offerta dei beni economici e relativi capitali da quelli che non sono più richiesti a quelli richiesti dal mercato.


Progressi dell’industria chimica e le spinte della guerra

La ricerca scientifica, dei secoli XIX e XX, ha permesso il miglioramento dei sistemi e dei procedimenti industriali. Le scoperte chimiche di portata rivoluzionaria rimasero per lungo tempo semplici esperimenti di laboratorio, finché non sopraggiunsero certe trasformazioni profonde dell’economia del mondo. In tempo di guerra industria chimica è chiamata

ad assolvere compiti importanti e delicati, a raccogliere e coordinare i risultati di anni di ricerche ed a risolvere problematiche di fondamentale importanza per la società sia in tempo di pace che di guerra. Ma che cosa ha fatto scattare lo sviluppo dell’industria chimica? Quest’ultima ha trovato nei periodi di guerra le ragioni per determinare il suo massimo sviluppo economico e scientifico. Spesso i chimici furono mobilitati dai governi in guerra affinché trovassero prodotti sostitutivi, in particolar modo nelle economie autarchiche. Le industrie dell’Ottocento subivano infatti la mancanza dello zolfo siciliano, ad esempio, o dell'erba cali spagnola, ricca di soda, o della potassa scozzese, del salnitro indiano, della cocciniglia del Perù o, dello zucchero di canna delle Antille. La chimica, quindi, fu sollecitata (direi soprattutto) dall'industria bellica per produrre ad esempio: salnitro, polvere da sparo, nitrati che rappresentavano le esigenze più immediate per rispondere ad esigenze di approvvigionamento. Occorre ricordare che, agli inizi dell'Ottocento, esistevano altre tecniche, frutto di vecchi procedimenti chimici, perduranti in settori non ancora industrializzati, quali l'estrazione di coloranti naturali, la tintura e la stampa delle stoffe, la ceramica, l'estrazione di profumi, di medicamenti e di metalli, la metallurgia, l'elaborazione di prodotti alimentari, e così via. Progressivamente la chimica allargò i suoi interessi a tutti questi settori, che già controllava ma che erano ancora privi di basi scientifiche.

Nel XX secolo l'elemento decisivo sembra essere stato l'introduzione nelle diverse attività produttive di metodi diffusi da un numero crescente di istituzioni create allo scopo di insegnare la chimica. La professionalizzazione dei chimici prese forma in questo periodo nei paesi europei e diede vita a nuove generazioni di scienziati, ingegneri e tecnici che

misero la scienza chimica al servizio dell'industria e all’economia di scala.

È importante ricordare la prima convenzione sottoscritta da ventisei stati a L’Aia in Olanda, la carta si proponeva in materia di leggi e crimini di guerra all’interno nel corpo del diritto, particolarmente fondamentale in quanto viene citata per la prima volta l’importanza dell’industria chimica applicata in campo bellico che aveva generato i primi

armamentari.

La conferenza tenne i propri lavori tra il 18 maggio e il 29 luglio 1899 e gli obiettivi principali furono: il mantenimento della pace, la riduzione degli armamenti e la regolamentazione della guerra. Parteciparono ventisei stati che sottoscrissero tre convenzioni e tre dichiarazioni. Le dichiarazioni riprendevano lo spirito di quella di Pietroburgo del 1868 (ribadivano l'intento dei firmatari di rinunciare all'uso dei proiettili esplosivi e aggiungevano la proibizione di lanciare bombe dai palloni aerostatici e di usare gas asfissianti). Su questi punti la conferenza mostrò tutta la sua debolezza: la storia dell'aviazione e l'uso di armi chimiche nelle guerre del ’900 lo sta a dimostrare. Ininfluente fu pure la dichiarazione sulla rinuncia all’uso delle pallottole esplodenti, esse infatti caddero in disuso non tanto per ottemperanza delle norme umanitarie sottoscritte, quanto per l’evoluzione della tecnologia che già durante la Grande guerra era in grado di produrre pallottole ordinarie altrettanto capaci di mettere fuori combattimento

il nemico. Venne istituita una Corte permanente d’arbitrato con l’obiettivo di prevenire i conflitti armati. Impropriamente chiamato Tribunale dell'Aia, la Corte era di fatto un elenco di arbitri nominati dagli Stati aderenti (4 per ogni Stato) ai quali veniva affidato, di volta in volta, il giudizio arbitrale sulle controversie internazionali. La Corte eseguì la sua più intensa attività negli anni che precedettero la Prima guerra mondiale, anche se l'efficacia degli arbitrati non riuscì a impedire la corsa alla guerra, il lavoro e l'esperienza giuridica acquisiti suggerirono, nel 1921, la costituzione della Corte permanente di giustizia internazionale nell'ambito della Società delle Nazioni.

“SEZIONE II: DELLE OSTILITÀ

CAPITOLO I: DEI MEZZI CON CUI NUOCERE AL NEMICO, DEGLI ASSEDI E DEI BOMBARDAMENTI

ART. 22 I BELLIGERANTI NON HANNO UN DIRITTO ILLIMITATO QUANTO ALLA SCELTA DEI MEZZI CON CUI NUOCERE AL

NEMICO.

ART.23 OLTRE AI DIVIETI SANCITI DA CONVENZIONI SPECIALI, È SEGNATAMENTE PROIBITO:

A.- I FAR USO DI VELENI O DI ARMI AVVELENATE; […]”(3)


La Prima guerra mondiale sul fronte franco-tedesco (strage di Ypres)

La Prima guerra mondiale è passata alla storia come “guerra dei gas” perché le operazioni militari comportarono l’impiego di munizioni caricati con agenti chimici. Durante il conflitto tutte le nazioni belligeranti usarono largamente sostanze gassose per creare cortine di fumo, di nebbia o incendiarie, per accecare o procurare panico tra le fila nemiche e conseguentemente conquistare le trincee.

Quali sono le sostanze utilizzate nello scenario di guerra nel 1914?

In generale tre tipi di gas:

1. Gas volanti come cloro, fosgene e bromo. Essi venivano usati per azioni di attacco, considerati altamente tossici, si espandevano velocemente senza persistere eccessivamente a lungo nella zona in cui venivano impiegati,

questo per evitare che gli effetti dannosi potessero aggredire anche gli attaccanti.

2. Gas persistenti come iprite, cloruri e bromuri. Usati principalmente per azioni difensive che inebriavano il nemico che si stava avvicinando alle proprie difese. Essi si fissavano sul terreno ed agli oggetti rendendoli tossici per alcuni giorni fino ad una settimana.

3. Gas molto persistenti come iprite associati a prodotti nebbiogeni e fumogeni. Essi rendevano non più utilizzabile, per svariate settimane, le zone contaminate ed erano anche utilizzate per spostamenti di grosse masse di uomini o mezzi.

Tutti questi aggressivi chimici erano sottoposti alle condizioni atmosferiche e alla direzione del vento che potevano annullare un determinato attacco verso il nemico.

Difendersi contro queste armi chimiche era possibile attraverso l’utilizzo di maschere antigas; ad esempio già in Italia nel luglio del 1915 venne istituita una commissione chimica per lo studio dei gas e degli asfissianti utilizzati in guerra, per trovare una soluzione a questa esigenza. I tamponi di garza imbevuti di carbonato di calcio in dotazione ad esempio all’esercito italiano si rivelarono di scarsa efficacia. Si dotarono le truppe di vari modelli di maschere antigas di derivazione francese principalmente, ma in commercio le migliori erano di fabbricazione inglese (che gli italiani adottarono dopo la “disfatta” di Caporetto - 1917).


Il caso di Ypres

Sul finire del 1914, al termine della “corsa verso il mare”, la cittadina di Ypres (oggi Ieper), nelle fiandre settentrionali, assunse il ruolo di ultimo caposaldo dell’esercito inglese, prima della regione vicina alle coste del Belgio, completamente inondata per impedire l’avanzata tedesca. Il fronte assunse una conformazione tipica di un saliente4, con la cittadina di Ypres pericolosamente protesa ad oriente e circondata su tre lati da modesti rilievi occupati dai tedeschi. Si svolsero tre campagne sotto un clima perennemente piovoso e dove moltissimi soldati furono vittima del fango e degli elementi naturali particolarmente avversi, ancor prima

delle mitragliatrici e dei cannoni.

La prima battaglia di Ypres (9 ottobre al 22 novembre 1914) inaugurò un nuovo tremendo sistema per cercar di aver la meglio sul nemico: l’uso indiscriminato di gas letali, tra cui il fosgene, il cloro e il solfuro dicloroetilico; non a caso, tutte queste miscele letali presero poi il nome identificativo generico di “Iprite”, dalla stessa cittadina Belga.

Tuttavia, durante i pesanti combattimenti autunnali l'esercito tedesco non fu capace di conquistare Ypres. Dal gennaio del 1915 si instaurò una situazione di stallo tra gli Alleati e i tedeschi. Questo portò alla Seconda Battaglia di Ypres (22 aprile al maggio), in occasione della quale le truppe tedesche tentarono nuovamente un attacco alla città. Le prime due

battaglie furono iniziate dai tedeschi riuscendo ad allargare il loro fronte di alcuni kilometri; la terza (31 luglio al novembre 1917) fu un piano di sfondamento degli Alleati che portò alla caduta di Passchendaele nel mese di novembre.

Si concluse con la presa del villaggio, ampliò semplicemente l'Ypres Salient di 8 km. La vera tragedia per gli eserciti alleati fu rappresentata dal fatto che solo pochi mesi più tardi quasi tutte le terre conquistate nella terza battaglia furono riconquistate dai tedeschi durante l'offensiva della primavera del 1918. In giugno’18 mentre l’esercito tedesco era impegnato nell’ultima offensiva, venne sorpreso da un lancio di iprite compiuto dal fronte francese. Il risultato fu terribilmente disastroso in quanto il comando tedesco ignorava che l’industria francese si stava dedicando da tempo alla fabbricazione di questo liquido e non ha preso le necessarie misure difensive. Con maschere inadeguate, privi di indumenti protettivi i soldati tedeschi lasciarono il fronte. L’ultimo atto della guerra chimica vede i germanici utilizzare l’iprite per proteggersi le spalle e battere in ritirata. Iprite, nata come mezzo offensivo, in questo ultimo atto assume ruolo difensivo permettendo al generale Ludendorff (5) di evacuare il suo esercito dai territori belgi.


Per quale motivo la battaglia di Ypres è importante? Per quale motivo la Prima guerra mondiale è un momento

di rottura con il passato? E perché è così rilevante l’industria chimica nella Grande guerra?

La guerra mondiale è stata una svolta significativa nella storia moderna, grazie all’arrivo di impressionanti trasformazioni nella tecnica e nella tecnologia militare che resero obsolete molte idee tradizionali di guerra.

La guerra ha abbracciato il significato collettivo su vasta scala. Il mondo ha portato una nuova serie di relazioni tra conoscenza e potere. Quelle più colpite furono le istituzioni, la scienza e le industrie interessare alla fabbricazione, alla fornitura e all’uso di quelle che le generazioni successive chiamerebbero armi di distruzione di massa. Le conseguenze

di questa nuova relazione furono profonde. Per alcuni pensarono che la guerra moderna stava diventando terribile da non essere nemmeno contemplata, per altri invece ha segnato solo un capitolo spaventoso nella storia della condizione della guerra. La Prima guerra mondiale fu studiata sotto molti aspetti e solo recentemente considerata come guerra

industriale, come dice Hew Strachan (6) una «Materialschlacht» ovvero una «Battaglia di materiali». Gli armamenti prodotti in grandi quantità dominavano l’Europa. La mobilitazione ha prodotto la conversione dei produttori in tempo di pace in economia di guerra, che ha trovato sia scopo che profitto nella lavorazione delle materie prime in armi. Per la prima volta, gli Stati non sono riusciti a trovare soluzioni militari nel passato. Van Creveld (7) chiama questo periodo storico come un “tapis roulant” tecnologico, che ha richiesto un’attenzione costante per rimanere al proprio posto [ad es. invenzione della mitragliatrice ha prodotto un livello di potenza di fuoco che poteva stendere l’esercito di Napoleone, stessa cosa per l’invenzione della bomba a mano]. Sviluppi simili hanno comportato un notevole aumento dei requisiti logistici, con importanti implicazioni per la formazione, le attrezzature, le linee di comunicazione e forniture. Sulla scia, arrivò lo sviluppo e il riposizionamento di enormi infrastrutture industriali in tutta Europa e attraverso l’Atlantico. La distribuzione senza precedenti fu il risultato di questa nuova «guerra dei materiali». Alla fine di novembre del 1914, la guerra aveva visto la fine delle ipotesi di strategia prebelliche basate su uomini e mobilità. Il fronte occidentale era divenuto un labirinto di trincee e ostacoli con eserciti in stallo. Le innovazioni nelle armi erano guidate dalla necessità tattiche, mentre le tragedie della guerra dei gas rimangono indelebilmente stampate sull’arte e la letteratura di guerra. Nel 1916 la situazione di stallo sembro durare per sempre, poi le scienze entrarono nel vivo. E tra le industrie colpite, quella della chimica aprì una nuova strada e sebbene il gas velenoso abbia dato alla guerra il suo soprannome chimico, e ai suoi chimici eterna gloria, fu l’industria degli esplosivi ad attirare più l’attenzione. In entrambi i casi, l’industria chimica ha semplificato in modo classico della natura delle tecnologie a “doppio uso” ben espresse dal brigadiere Harold Hartley,(8) quando supervisionò le fabbriche ben conservate della Germania sconfitta nel 1919 «In futuro…ogni fabbrica chimica deve essere considerata potenzialmente un arsenale…».(9)

I prodotti chimici utilizzati in agricoltura erano ugualmente utili nella fabbricazione di esplosivi. Dopo la guerra, nessuno poteva tornare indietro nel tempo, anche se i vincitori a Versailles (28 giugno 1919) tentarono di farlo, ma una nuova tipologia di guerra fu introdotta nella storia militare. Tra 1914 -’19 le industrie chimiche hanno combattuto come militari nella guerra, anche se la storia non sottolinea la loro importanza. Riesaminare le fonti danno la possibilità di riesaminare la relazione emergente tra industria basata sulla scienza e la guerra moderna industriale, poiché è cambiata in modi ancora più straordinaria per essere non pianificata e senza precedenti in termini di velocità, dimensioni e impatto. Ho trovato un buon lavoro l’articolo O. T. Rotini ne La guerra ed i progressi dell’Industria Chimica dove si espone tutte le ricerche in campo scientifico dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, ma essendo un articolo degli anni Quaranta del Novecento manca un approccio comparativo e integrazione di nuove ricerche avvenute successivamente, oltre si limita ad un’esposizione dei fatti. Man mano che la guerra diventava sempre più “totale”, ovvero quando le nazioni opposte cercavano di mobilitare risorse di ogni tipo per risolvere problemi non pianificati sorti durante la guerra, fornirono almeno in parte la chiave per la vittoria o la sconfitta. I “sistemi tecnologici” della guerra industriale richiedevano non solo armamenti adatti con le

relative attrezzature, ma anche una cultura tecnologica di supporto. In questo quadro mutevole, le risorse della scienza hanno assunto un ruolo sempre più importante, così come la leadership della scienza industriale e l’ingegneria che ha raggiunto un alto grado di integrazione sia con il governo che con i militari. La storia consente di valutare fino in fondo a che punto la guerra abbia accelerato l’emergenza di una “triplice elica” tra

scienza, industria e governo, con le sue numerose conseguenze per un complesso accademico-militare-industriale emergente. Per questo motivo prendendo il caso di Ypres si può vedere in parte come due schieramenti hanno utilizzato questo nuovo armamento e come hanno reagito di conseguenza. Possiamo definire e identificare come “sistemi nazionali” -scienza e produzione applicata- dovendoli inserire in un contesto globale e l’esperienza collettiva dei paesi belligeranti. Questi sistemi che dominarono la guerra 1914-’18 furono il prodotto di un secolo di sviluppo imperiale e internazionale, che portò attraverso la ferrovia, l’economia mondiale guidata in gran parte dal libero scambio. All’inizio del 1915 era chiaro che molte sostanze chimiche fondamentali, dai nitrati e solfati ai coloranti e ai prodotti farmaceutici, scarseggiavano da tutte le parti e quindi tutti i

belligeranti procedettero a importanti adeguamenti creando nuove organizzazioni, razionando le risorse, surrogando materiali essenziali con sostituti importati ed ampliando la produzione di materiale bellico. Un fattore critico nella mobilitazione delle munizioni chimiche era il livello relativo del settore di quello che Hughes(10) ha chiamato “slancio

tecnologico”. Dalla fine del 1914 industria chimica si è lentamente adattata, anche se in maniera riluttante come nel caso della Germania nel fronte franco-tedesco a Ypres, e con difficoltà come in Francia e Gran Bretagna per soddisfare le richieste in tempo di guerra.


A cura della dott.ssa Eleonora Montino


NOTE

1-F. DI FENIZIO, “GIORNALE DEGLI ECONOMISTI E ANNALI DI ECONOMIA, NUOVA SERIE, ANNO2, NO.1/2 (GENNAIO-FEBBRAIO 1940), P.55

2-IVI P.59

3-II CONVENZIONE INTERNAZIONALE DELL'AJA 1899 CONCERNENTE LE LEGGI E GLI USI DELLA GUERRA TERRESTRE CONCHIUSA ALL’AJA IL 29 LUGLIO 1899

[HTTPS://WWW.DIFESA.IT/SMD_/CASD/IM/ISSMI/CORSI/CORSO_CONSIGLIERE_GIURIDICO/DOCUMENTS/81521_AJA1899.PDF]

4-NELLA TERMINOLOGIA MILITARE UN SALIENTE È UNA PARTE DEL TEATRO DI BATTAGLIA CHE SI PROIETTA IN TERRITORIO NEMICO. SI TROVA QUINDI CIRCONDATO DAL NEMICO SU DUE O TRE LATI, IL CHE FA SÌ CHE LE TRUPPE CHE LA OCCUPANO SIANO PARTICOLARMENTE VULNERABILI.

5-ERICH FRIEDRICH WILHELM LUDENDORFF (KRUSZEWNIA, 9 APRILE 1865–TUTZING, 20 DICEMBRE 1937) È STATO UN GENERALE TEDESCO.

NAZIONALISTA, UFFICIALE DI ECCELLENTE PREPARAZIONE TEORICA, DOTATO DI GRANDE ENERGIA E DI NOTEVOLI CAPACITÀ ORGANIZZATIVE E

STRATEGICHE, DIVENNE DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE IL PRINCIPALE COLLABORATORE DEL GENERALE PAUL VON HINDENBURG.

6-SIR HEW FRANCIS ANTHONY STRACHAN (EDIMBURGO,1º SETTEMBRE 1949); È UNO STORICO E MILITARE SCOZZESE. AUTORE DI MOLTI LAVORI SULL'AMMINISTRAZIONE DELLA BRITISH ARMY E LA STORIA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.

7-MARTIN LEVI VAN CREVELD (ROTTERDAM, 5 MARZO 1946) È UNO STORICO ISRAELIANO, ESPERTO DI STORIA MILITARE.

8-IL GENERALE DI BRIGATA SIR HAROLD BREWER HARTLEY (3 SETTEMBRE 1878-9 SETTEMBRE 1972) ERA UN CHIMICO FISICO BRITANNICO. SI È

TRASFERITO DAL MONDO ACCADEMICO A IMPORTANTI INCARICHI NEL MONDO DEGLI AFFARI E DELL'INDUSTRIA, TRA CUI QUELLO DI PRESIDENTE

DELLA BRITISH OVERSEAS AIRWAYS CORPORATION.

9-R. MACLEOD, J. A. JOHNSON, FRONTLINE AND FACTORY: COMPARATIVE PERSPECTIVES ON THE CHEMICAL INDUSTRY AT WAR 1914-1924, VOL.16, INTRODUCTION (PP. XIII)

10-HOWARD ROBARD HUGHES JR (HUMBLE, 24 DICEMBRE 1905 HOUSTON, 5 APRILE 1976) È STATO UN IMPRENDITORE, REGISTA, AVIATORE E PRODUTTORE CINEMATOGRAFICO STATUNITENSE. IDEÒ, PROGETTÒ E COSTRUÌ, FRA I SUOI DIVERSI AEROPLANI, LO HUGHES H-4 HERCULES, COMUNEMENTE NOTO COME SPRUCE GOOSE.


SITOGRAFIA

• https://www.lagrandeguerra.net/ggfronteoccidentale.html

• https://www.museodellaguerra.it/la-maschera-antigas-nella-grande-guerra/

• http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20041031201007

• http://www.treccani.it/enciclopedia/l-ottocento-chimica-chimica-e-industria-all-inizio-delsecolo_%28Storiadella-Scienza%29/

• https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_chimica

https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27industria_chimica


BIBLIOGRAFIA

• F. di Fenizio, La reazione chimica come strumento di produzione, in Giornale degli Economisti e Annali di Economia, Nuova Serie, Anno 2, No. 1/2 (gennaio-febbraio 1940), Published by: EGEA SpA

• O. T. Rotini, la guerra ed i progressi dell'industria chimica, in Rivista Internazionale di Scienze Sociali, Serie III, Vol. 12 (ANNO 49), Fasc. 3 (maggio 1941), Published by: Vita e Pensiero, Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

• R. Macleod, J. A. Johnson, Frontline and Factory: Comparative Perspectives on The Chemical Industry at War 1914-1924, Vol.16

• Da Storia Illustrata, nº151 del giugno 1970


immagine di copertina: “Manifesti murali per l’ informazione sulla difesa dalle armi chimiche"(OHA 365: World War II Gas Identification Posters. Otis Historical Archives, National Museum of Health and Medicine. USA)

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